il suono della voce
Quanto è importante saper ascoltare il suono della voce di chi ci parla?
Le parole di per sé hanno un significato letterale, tuttavia dal suono di chi le pronuncia possiamo coglierne la loro essenza.
Il valore intrinseco, celato di ogni parola detta, muove in chi le pronuncia e in chi le ascolta differenti stati d’animo a volte addirittura contrapposti.
Il Misunderstunding, il malinteso, crea una mancanza nell' accoglienza del pensiero dell' altro costruendo muri spesso invalicabili, associazioni di pensiero automatiche che derivano dalla nostra storia personale, nonché dalle nostre emozioni più profonde.
Ecco perché nel dialogo con l’ altro e’ importante saper ascoltare il suono delle emozioni dell’ altro, sentire cosa vuole dirci l’ altro , non secondo quanto noi pensiamo voglia dire, ma secondo quanto lui sente di voler comunicare a noi.
Cosa prova chi è di fronte a noi quando parla con noi?
Osserviamo senza giudizio il suo svelarsi a noi?
Accogliamo le sue emozioni tutte anche quando queste muovono in noi a nostra volta sentimenti difficili da contenere, accettare e comprendere?
Il suono è una melodia che non ci appartiene, rifiutarla con forza o ascoltarla con orgoglio verso i nostri pensieri per cercare di ottenere qualcosa che sia più simile a noi stessi porta il nostro interlocutore a fuggire, o a restare in silenzio.
Un silenzio assordante dove l’ unico suono che resta è il vuoto di entrambi.
Ascoltiamo il suono della voce.
https://open.spotify.com/track/3JDJrYc6pwWM7MbbE9lIgc?si=bYmfPBdjSumRZsdpsCG-NQ
Buon ascolto.
Mi colpisce soprattutto quella cosa del "suono è una melodia che non ci appartiene". È vero, no? Spesso quando qualcuno ci parla stiamo già pensando a cosa rispondere, o peggio cerchiamo di piegare quello che dice verso qualcosa che ci faccia sentire più comodi.
RispondiEliminaIl punto sul silenzio mi ha toccato. Quel vuoto che si crea quando capisci che l'altro non ti sta davvero ascoltando, ma sta solo aspettando. È una solitudine strana, essere lì insieme ma completamente separati.
Forse la parte più difficile è proprio quella: accogliere anche quando l'altro ci fa sentire a disagio, quando le sue emozioni ci smuovono roba nostra che preferiremmo lasciare dove sta. Perché ascoltare davvero costa fatica, richiede di non stare sempre sulla difensiva.
Mi chiedo quante volte io stesso faccio esattamente quello che il testo dice di non fare - ascolto con "orgoglio verso i miei pensieri", come dice lei. È un modo bellissimo per dire che fondamentalmente ascoltiamo solo noi stessi.
La questione della voce è questione complessa, che cos'è la voce, da dove proviene, che cosa significa? Nelle tappe evolutive l'infante organizza il suo mondo a partire da suoni che non riconosce, che arrivano da un altrove indefinito, terrifico, che non significano nulla, suoni o voci stranianti e che se irrompono in modo traumatico, spaventano, angosciano. L'urlo di Munch è lì a dimostrare il tentativo di dare voce a qualcosa che resta insignificabile, oltre l'umana comprensione, il bambino piccolo non è ancora uomo. L'esperienza poi si organizza intorno alla voce che si tramuta in appello, tutto da interpretare, perchè quando la parola manca resta un'enigma. Cerchiamo nella voce e con la voce, nei suoi timbri nelle sue melodie, di trasformare quell'enigma in senso, l'altro da noi e che è in noi , in qualcosa di famigliare, universale.che ci orienti nel mondo. Nel lavoro d'ascolto si tratta di accettare il disorientamento, il silenzio, anche l'angoscia, per lasciare spazio e tempo affinché emerga un senso, condiviso, ma mai definitivo che rimanda ad un'altro e un'altro ancora.
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