il suono della voce - parte due
Carissime amiche e amici del mondo virtuale
rispondo oggi alla domanda di un amico virtuale che mi ha fatto pensare ad un ulteriore riflessione.
Nel mio precedente post ho affermato che il suono della voce di chi ascoltiamo è una melodia che non ci appartiene.
E’ vero, no?
E’ vero nella misura in cui siamo abituati a saper ascoltare.
Un buon metodo per comprendere meglio l’ascolto si rivela spesso nella musica classica, regina, a mio modo di vedere, della melodia del suono; evocatrice di ricordi, emozioni, sentimenti.
Accade durante l’ascolto di questo genere musicale che i pensieri quasi involontariamente riportino a ricordi felici o malinconici, leggeri o profondi. Ricordi di una vita vissuta ma anche sogni di una vita che verrà.
E dunque nella melodia che nasce nell’ascolto dell’ altro, così come nell’ ascolto della musica, l’insieme dei suoni, con la propria personale intonazione e il proprio ritmo donano a chi ascolta la possibilità straordinaria di entrare nel mondo dell’altro.
Diventiamo ospiti nell’ ascolto.
Ed è nel non dimenticare mai il nostro essere ospiti che quel senso di appartenenza dovrebbe lasciare spazio all’ ascolto autentico, alla fiducia incondizionata.
Siamo ospiti nell’ ascolto della vita dell’altro. In questo modo sarà semplice comprendere quale dono meraviglioso sia poter ascoltare la melodia senza volerla possedere.
Sarà impossibile congedarci dall’ altro se non con la stessa premura e gentilezza con cui siamo arrivati, sia che si tratti di un semplice “ A più tardi” sia che si tratti di un complesso “ Addio”.
Se il suono della voce è una melodia che abbiamo rispettato reciprocamente anche un Addio sarà gentile e premuroso e il silenzio che ne seguirà sarà carico di fiducia, di rispetto, di quella gratuità che solo il dono di un ascolto tale avrà avuto.
Buon ascolto.
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